CAMERETTA VS PALCO

Il titolo di questo articolo avrebbe potuto anche essere diverso, del tipo:  “le opportunità del web Vs il modo di fare musica tradizionale”,  ma ho preferito usare una forma più simpatica per attirare la vostra attenzione. Partiamo da un presupposto, io sono un musicista all’antica, mi sono formato nelle sale prove quando non esistevano i telefoni cellulari figuriamoci gli Smartphones, e l’unico modo per comunicare al pubblico ciò che sapevi fare era stare su un palco. Nonostante ciò io credo che il Web sia una grandissima opportunità per molti giovani musicisti che vogliano promuoversi (la scoperta dell’acqua calda direte, ma siate pazienti). Il vero problema è che il web non è la vita reale (altra bella scoperta) e le vostre migliaia visualizzazioni o i “mi piace” nel 99,99999% dei casi non vi porteranno, né fama, né soldi. Non ho visto nessun padrone di gattini arricchirsi perchè i suoi video hanno avuto magari 1000.000.000 di visualizzazioni su Facebook e non ci riuscirete neanche voi mentre fate assoli a 280 bpm nel vostro soggiorno, anche perchè troverete presto uno che lo stesso assolo arriva a farlo a 290 bpm. Tuttavia non c’è niente di male a riprendersi e a condividere le proprie abilità, ma ciò che è importante è individuare lo scopo, prefissarsi un obiettivo e raggiungerlo. Se il vostro obiettivo è guadagnare dai video, allora dovete conoscere i meccanismi che vi portino a capitalizzare le visualizzazioni e lavorare in quella direzione, e questo farà di voi dei bravi Youtuber. Vedo spesso dei video fatti da strumentisti, ben realizzati e con delle idee simpatiche che portano anche a milioni di visualizzazioni su youtube (mentre quelle su Facebook valgono come i soldi a Monopoli, frase non mia ma che mi piace ripetere sempre). Vi riconoscete in questo profilo o è questo il vostro obiettivo? Bene, forse avrete anche una certa fama sul web ma difficilmente calcherete un palco vero. Sul palco non si torna indietro, non esistono il secondo tentativo, né l’editing per correggere gli errori  o la postproduzione di riprese fatte da più angolazioni. E mi dispiace per voi, le probabilità che un gruppo o un artista vi chiamino per quello che avete realizzato nel vostro soggiorno sono davvero scarse. Avete fatto una scelta e quindi a quel punto continuate a lavorare in quella direzione. Se il vostro obiettivo è invece farvi conoscere ed apprezzare come musicisti usando il web allora dovete essere il più veri possibile, quindi lavorate più sulla sostanza che non sulla forma. I vostri video saranno meno interessanti per milioni di bimbiminkia (scusate non trovavo una parola più adatta) ma più interessanti per i musicisti e gli addetti ai lavori che forse andranno fino in fondo al vostro video e non si fermeranno a 10 secondi di visualizzazione. E’ chiaro che i contenuti devono essere proposti in modo chiaro ed apprezzabile, per cui la qualità audio è importante e limitate al massimo l’editing, perchè gli esperti se ne accorgono se siete veri o costruiti. Se lavorerete in quella direzione sarà solo perchè da quella cameretta volete uscire per andare sul palco. E quindi anche un po’ di forma sarà necessaria almeno nell’immagine, cercate di curarla come se foste ad un provino. Una volta arrivati nel mondo reale però vedrete che le cose sono diverse per una ragione molto semplice: in quella stanza eravate da soli ora dovrete confrontarvi con altri musicisti, ognuno dei quali vi porterà in un mondo diverso da quello che vi eravate prefissato suonando da soli o su una base. Suonare con gli altri per diventare musicista è fondamentale. Da ragazzo cercavo di suonare con quelli più bravi perchè è da loro che avevo da imparare anche se alcuni a volte erano piuttosto duri con me. Essere sotto pressione forma quel carattere necessario per affrontare il palco e la vostra videocamera che era la vostra migliore amica a casa, non sarà lì ad aiutarvi quando qualcuno vi metterà sotto pressione. Ho conosciuto alcuni ragazzi contenti di vivere la musica fra le mura di casa sotto l’occhio di una videocamera. Si lamentano che si suona poco e male, che dal vivo non riescono ad apprezzare il suono di quello che fanno e che sono sempre in conflitto o in disaccordo con gli altri. Bene, questo è il mondo reale, se abbandonerete la partita perderete il premio finale e qualcun altro vincerà al vostro posto. E il premio, per quel che mi riguarda è molto alto…perchè se anche un bravo youtuber guadagnerà molto più di voi stando comodamente a casa, non potrà capire cosa significa ricevere un vero complimento a fine serata, il sorriso di una persona o anche i suoi occhi lucidi se l ‘avrete fatta emozionare, non proverà il piacere incommensurabile di guardare le persone negli occhi mentre suona, o la sensazione unica di calcare un palco. E se sarete bravi e anche un po’ fortunati (perchè, diciamolo, un pizzico di fortuna ci vuole a volte) calcherete un giorno palchi importanti e anche una sola data o un solo concerto di quel tipo varrà per voi più di un milione di visualizzazioni su youtube.

 

ENDORSEMENT FRA MITO E LEGGENDA

 UN PO’ DI CHIAREZZA

In tanti anni di attività come musicista, ho collaborato con diverse aziende produttrici di strumenti e ho riscontrato una grande confusione sull’argomento “endorsement” da parte di molti giovani musicisti ma non solo. La parola “endorsement” nell’immaginario di un ragazzo alle prime armi, risuona come un obiettivo, come il raggiungimento di uno status importante. Mi dispiace deludervi, ma fare l’endorser non è un lavoro, nessuno ti paga perchè fai l’endorser al limite ti pagano perchè sei un musicista ed essere un buon musicista è l’unico l’obiettivo da raggiungere. Tuttavia sono stato ragazzo anche io e non nascondo che avere l’attenzione di una azienda e uno strumento “gratis” era uno dei miei sogni e mai all’epoca avrei pensato che un giorno sarei anche arrivato a rifiutare degli strumenti in regalo (cosa che è successa più di una volta, sebbene io non mi reputi degno di tanta attenzione) . Ho commesso degli errori certo, e sulla base di questi errori mi sento di poter dare dei consigli riportando un piccolo Vademecum per chi muove i primi passi in questo settore.

Quale fra queste, è la motivazione che vi spinge a cercare un endorsement?

1) Voglio lo strumento gratis o in comodato qualsiasi esso sia pur di comparire sul sito di un produttore e vantarmi di essere endorser

Pessimo approccio, avete frainteso il vostro ruolo di musicista. Come vi ho detto prima, nessuno vi pagherà per quello oltre al fatto che la vostra credibilità dipenderà dal vostro suono. Nel mondo della musica ci sono degli standard lavorativi anche nella strumentazione e rischiate di compromettervi con un marchio non all’altezza che magari non piace agli addetti ai lavori. In questo caso il vincolo di un endorsement può rivelarsi una vera e propria trappola. Vi possono anche regalare uno strumento ma poi le ditte si aspettano che lo usiate e vorranno qualcosa in cambio soprattutto se non siete dei musicisti affermati. Quindi occhio a dare l’esclusiva al marchio che sponsorizzate. Nel caso del comodato valutate se vi è davvero utile, perchè alla ditta resta la pubblicità che voi fate con il vostro lavoro ma a voi cosa resta? Non dico che sia sempre sbagliato, il comodato può essere comodo in alcune situazioni, per esempio in un tour quando avete tutta la strumentazione bloccata in un camion del service, ma è una cosa da valutare caso per caso.

2) Voglio lo strumento gratis o a prezzo di favore ma quel prodotto per me rappresenta il mio suono o parte importante del mio suono

E’ sicuramente un approccio migliore ma deve essere il produttore a decidere se sei all’altezza. Nel caso sia davvero il tuo suono, se non si arriva a un accordo o se la ditta non ti reputa interessante, lo strumento te lo paghi e lo suoni lo stesso. Cerca di crescere da solo e riproponiti quando avrai più carte da giocarti e se ci saprai fare sarà poi quel produttore a cercarti in futuro. Occhio alle ditte che si propongono a voi quando non siete dei musicisti affermati, soprattutto se vi propongono un prezzo di favore (Artist Price). Spesso questi atteggiamenti nascondono delle vendite dirette e vi ritroverete “endorser” insieme a decine e decine di ingenui come voi. Valutate sempre bene la serietà di un marchio e dei suoi artisti e anche nel caso di un marchio interessante chiedetevi perchè mai dovreste pagare se non siete stati voi a cercare un contatto ma siete stati cercati.

3) C’è un marchio nuovo che mi piace molto e vorrei crescere con lui

Si tratta di un buon approccio. Il presupposto è che il prodotto ti piaccia davvero, meglio se lo hai già acquistato e usato, questo ti pone in una situazione di vantaggio perchè di fatto non stai elemosinando niente. Poi la stima e la voglia di crescere insieme devono essere reciproche. Non vi aspettate troppo l’uno dall’altro, non pretendete solo, dovete anche imparare a dare. E’ il percorso più vero e più bello, io ho aiutato delle ditte a crescere e loro hanno contribuito a far crescere la mia immagine e mi hanno dato molto supporto.

4) Sono un musicista di fama mondiale e voglio usare i marchi più noti ed essere pagato profumatamente per quello

Che dire, beato te, ma questa guida è per i comuni mortali quindi fuori dal mio Blog. Leggo poi spesso frasi del tipo: “Suona quegli strumenti solo perchè lo pagano” riferita a musicisti sicuramente apprezzati ma con una fama limitata. Coloro che pensano che le ditte paghino profumatamente musicisti poco affermati per suonare i loro strumenti, non hanno le idee chiare su come funziona davvero e parlano solo per sentito dire. E il sentito dire deriva spesso da racconti poco veritieri e poco onesti di alcuni musicisti fatti giusto per tirarsela un po’.

Alcune piccole raccomandazioni finali per coloro che riusciranno ad intraprendere rapporti di collaborazione: non cambiate troppo spesso marchio, questo vi farà apparire come dei mercenari poco attenti al suono. In tanti anni vi potrà capitare di legarvi a più marchi per lo stesso tipo di prodotto/strumento ma il cambio deve essere motivato da un bisogno di crescita o da una esigenza sonora. Non denigrate mai i marchi con cui avete lavorato in passato, non dareste una bella immagine di voi. E quando parlate del marchio con cui collaborate, siate obiettivi e credibili. “E’ il basso o la chitarra più bella del mondo e non esiste niente di meglio” è una frase che vi si ritorcerà contro se cambierete sponsor. 

Motivate sempre le vostre scelte e fatelo in modo chiaro, ci sono tanti ottimi strumenti in giro e denigrare i marchi concorrenti è una cosa scorretta assolutamente da evitare. Motivando la vostra scelta attirerete verso il marchio da voi preferito i vostri estimatori o quelli che si ritrovano nella vostra filosofia sonora, che è solo una delle filosofie possibili e il fatto che sia giusta per voi non vuol dire lo sia per tutti. Non tempestate le ditte di mail inutili e preconfezionate che mandate poi a tutti nella ricerca disperata di un endorsement. Chi legge queste mail ne riceve decine se non centinaia ogni giorno e sa se state bluffando, soprattutto se non date riferimenti specifici che dimostrino che conoscete e amate davvero quel prodotto. E cercate di essere appetibili aspettando il momento giusto per proporvi, suonare anche 30 giorni al mese ma alla sagra della salsiccia e nelle feste private non è quello che le ditte cercano in un musicista.Se non avete un minimo di curriculum evitate di sprecare il vostro tempo e quello degli altri.

La mia raccomandazione finale è di suonare solo gli strumenti che vi piacciono, il vostro suono è un prolungamento della vostra anima di musicista e non potete comprometterlo solo per vantarvi di essere endorser. Buona Musica a tutti.

 

 

PROFESSIONE MUSICISTA: ESSERE SE STESSI

L’altro giorno mentre ascoltavo in macchina un brano a cavallo fra il funk e il jazz, un amico (e stimato musicista) mi ha detto con tono scherzoso: “Ma perchè ascolti del Jazz se suoni sempre e solo del Rock?” La cosa mi ha fatto sorridere ma anche riflettere su un passato fatto di esperienze inaspettate.

Ho iniziato ad amare il basso elettrico ascoltando Jaco Pastorius e Marcus Miller, sebbene il mio primo approccio con lo strumento sia stato con brani e generi più alla mia portata. Da ragazzo suonando del Jazz o della Fusion mi dicevano che avevo un bel tiro “rock” anche se per loro non ero molto in stile. Per me non era affatto un complimento, lo vivevo come una mia incapacità di calarmi completamente in un genere che volevo suonare. Anni dopo mi sono trovato nella situazione opposta, per alcuni ero troppo “Jazz” per essere un vero bassista rock. In realtà non ero nè l’uno nè l’altro, sapevo dentro di me di essere più un bassista Soul/Funk ma ormai provavo un tale senso di insicurezza e inadeguatezza che non ero più sicuro neanche di quello.

Fu una semplice frase di Pee Wee Ellis a sbloccarmi (sassofonista di James Brown e coautore di Cold Sweat, I Feel good nonchè autore di The Chicken, il brano reso famoso da Pastorius e un po’ l’inno dei bassisti amanti di un certo genere).  Durante le prove, ogni tanto lui mi guardava con una espressione incomprensibile e ogni due secondi lo immaginavo dirmi: “Così non va bene, suona più appoggiato, fai meno note ecc…” Alla fine della prova invece mi sorrise e si complimentò  cosa che fece  in almeno un altro paio di occasioni durante il breve tour con lui.

Non siamo mai veramente inadeguati, sono spesso gli altri che ci fanno sentire così. Personalmente per la mia  indiscussa bontà d’animo e scarsa predisposizione a tirarmela,  sono stato spesso oggetto di consigli non richiesti e a volte inutili da parte di alcuni colleghi ai quali avrei potuto anche insegnare molto, ma non è mia abitudine dare consigli non richiesti. Tuttavia ho fatto tesoro dei consigli di tutti e mi sono solo di recente liberato di quel senso di inadeguatezza che mi portavo dietro da sempre arrivando a togliermi delle grandi soddisfazioni proprio in quelle cose in cui mi sentivo inadeguato. E ringrazio tutti quelli che in buona fede (alcuni) o che in malafede (altri, giusto per fare un po’ i “grandi”  pur sapendo di non essere affatto migliori di me) mi hanno riempito di consigli. Ho imparato tanto e ho capito che tipo di musicista sono e soprattutto ho imparato che ho dei limiti, che difficilmente si puó eccellere in tutto, ma che essere versatili e aperti mentalmente non è mai un limite ma un valore aggiunto. E alla fine di questo percorso ho capito l’importanza di essere il più personale possibile, di non aver paura di osare, di mettersi sempre al servizio della musica ma con il proprio modo e il proprio gusto personale, che piaccia o meno. E che nelle contaminazioni non c’è niente di male.  Ho capito soprattutto di essere Giorgio Santisi, e non quello che “ha suonato con” o “il bassista di”, un artigiano piuttosto che un operaio della musica.  E questo al di là delle belle collaborazioni che comunque ho avuto negli anni con alcuni artisti. Buona musica a tutti

 

LA MUSICA E’ FINITA…OPPURE NO

Qualche tempo fa ho fatto due chiacchiere con un turnista piuttosto affermato con il quale una sera mi sono trovato a condividere il palco e lui mi ha raccontato un episodio.

Mi ha raccontato di quando lui circa 15 anni fa si trovava in tour all’estero con una cantante piuttosto famosa e di quando, mentre lui e i suoi colleghi viaggiavano in una macchina molto lussuosa in direzione dell’Hotel di lusso a 5 stelle serviti e riveriti come delle Stars e pagati cifre oggi inimmaginabili, il batterista (famoso turnista anche lui) improvvisamente esclamò: “La musica è finita”.

I suoi colleghi risero di gusto pensando ad una battuta ma lui non stava scherzando, da lì a poco il Music Business si sarebbe profondamente modificato causando un crollo (almeno a livello italiano) della qualità delle produzioni e delle proposte artistiche e anche l’indotto musicale per i musicisti tutti sarebbe calato vertiginosamente. Personalmente non mi piace ciò che sento in radio, brani tutti uguali e “artisti” che durano una stagione. La musica che sento oggi non ha “dettagli”. Potete dirmi che sono antico e nostalgico e probabilmente avete ragione, ma il dettaglio è ciò che differenzia una produzione curata da una Low Cost (e probabilmente Low Quality). Ogni tanto per ricordarmi di questa cosa, ascolto The Nightfly di Donald Fagen che io considero fra i dischi immortali e la cui qualità e quantità di dettagli è così elevata che, anche dopo moltissimi ascolti, scopro qualcosa di nuovo. Ma il fatto che oggi non senta in radio qualcosa del genere non è del tutto indicativo. La musica che ci somministrano via radio è solo una parte piccolissima di ciò che c’è in giro e in molti casi la parte peggiore. Ho scoperto tanta musica buona grazie ai concerti Live e ho acquistato alcuni dischi di artisti tutt’altro che mainstream e che mai sentirò in radio. Così come dal vivo ho scoperto dei musicisti fantastici che per l’italiano medio sono visti come delle nullità solo perchè non suonano o non hanno suonato con “Tizio” o “Caio”. Per noi musicisti, il live è una grande occasione per fare “Resistenza” sul territorio, per dimostrare che la musica buona esiste ancora e sta a noi portarla in giro nonostante le difficoltà. Ognuno di noi può dare il suo piccolo contributo per far cambiare le cose e deve farlo sapendo che il nemico è più forte (se no non si chiamerebbe Resistenza). E può farlo solo lavorando sulla qualità di ciò che propone sia come musicista che eventualmente come autore e/o arrangiatore, sapendo che la qualità ha un costo elevato e un ritorno bassissimo soprattutto nel breve periodo. Ma deve farlo con la consapevolezza che se non difenderà la qualità a costo di grandi sacrifici e rinunce, allora la musica presto finirà davvero. Buona Musica a tutti finchè ce la lasceranno fare.

Bentornato Giorgiosantisi.com

Non so dire se nel 2018 abbia ancora senso possedere un sito personale, ma ne ha per me.  Ne ha per due ragioni, la prima è che questo dominio mi era stato sottratto (dopo un mancato rinnovo)  da una fantomatica società orientale che usava il mio nome per vendere erbe e pillole magiche dai poteri afrodisiaci.  Ne sono stato ovviamente onorato ma mi sono sentito derubato e ho dovuto attendere due anni per riprendermi ciò che è mio, il mio nome…scusate se è poco.

L‘altra ragione è che sento il bisogno di avere un piccolo spazio che sia veramente mio e non sia invece un calderone.  Un posto dove nessuno possa contestare, segnalare o deridere i miei pensieri o cliccare “mi piace” senza neanche leggere. E spero sinceramente che questo diventi un posto dove le persone che mi stimano o che dicono di farlo, inizino seriamente a seguirmi.  Non conosco la piattaforma wordpress, pian piano ci prenderò confidenza e inserirò contenuti. Ogni suggerimento in materia è ben accetto, il sito si apre ufficialmente oggi